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Gianluca Chierici

5 maggio 2020

 

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Come tutte le ninfe Euridice accompagna le processioni degli dèi, quando uomini e bestie diventano inni viventi, prede e sacrifici. È allora che il desiderio e la follia rapiscono come l’intrico della foresta; si entra convinti di poterne uscire, dopo pochi passi si è persi per sempre: «Il sentiero precipita nei segni» e «quelli che hanno visto non scriveranno», scrive Gianluca Chierici.
Il sentiero è diventato quel segno che incessantemente tentiamo di afferrare, che fraintendiamo o malediciamo. «Occorre un segno, / non altro, netto e chiaro», perché quel segno siamo noi, «siamo noi quel segno di cui abbiamo perso il significato », scrive Hölderlin. Come Euridice anche noi siamo stati morsi dai serpenti, il segno che siamo
è diventato luogo incomprensibile. Heidegger scrisse che la parola tao – di solito tradotta con via – è intraducibile quanto logos. «Nessun percorso», scrive Chierici. Non esiste la via; ecco perché «chiedi un nome, una mappa. Il luogo in cui nascere, nella geografia
senza ragione». Euridice da viva presiede una foresta segreta e selvaggia, aranya direbbero i saggi vedici; da morta è imprigionata negli incerti e appena accennati confini di chi, senza più la gravità del sangue, è disancorato dalla terra – un’ombra che vive spettrale nella luce mancata.
Secondo Chierici il segno che siamo rimanda a uno spazio che sembrerebbe irraggiungibile nella vita e sembrerebbe impossibile da evadere nella morte. Il condizionale è il dono – e l’inganno – di Euridice. Forse Euridice aspettava l’amato, sapeva che il segno di Orfeo – la sua lira che è anche un arco – non può esistere davvero senza la discesa nell’Ade; forse Euridice sapeva che Orfeo doveva perderla una seconda volta.
È la tesi di Cesare Pavese. Nessun errore di Orfeo – chi tanto grande da scendere nell’Ade sarebbe così miserabile da fallire all’ultimo momento?
«Nessuna accusa. Un gesto tragico», scrive Chierici. Orfeo si volta deliberatamente e uccide ancora Euridice perché la sua nuova morte rovesci l’Ade.
La lira di Orfeo, come l’arco di Apollo, uccide da lontano: lo sguardo è la freccia che mira al cuore della morte: se la poesia dà una seconda morte allora la morte non è più potestà di Hades. Il dominio sulla morte è insidiato dal canto. Questa la follia del poeta.
In quell’attimo da manicomio dove il bacio e la morte hanno preso il nome nascosto
nel tuo cuore. […]

dalla prefazione di Lorenzo Chiuchiù

Le acque sorgenti

Sei il veicolo di questi versi

anomali.

Senti una mano sulla spalla,

mentre tenti di finire questa

riga.

Le acque sorgenti del destino.

 

Il grande viale delle anime

I luoghi che hai trovato

oltre la sabbia, i luoghi

dei quali non sai piangere

hanno lottato per giungere

alla penna. Ed ora

l’attimo, nel grande

viale delle anime, non può

essere riconosciuto.

                   

                      

Come una porta

 

Lascia quel che resta dello spirito

lontano dai palmi rivolti al cielo.

 

Quando giustizia e natura coincidono

chiudi nei tuoi versi la paura.

 

Stridi come una porta

che non può aprirsi, né chiudersi.

 

 Il male semplice

Mescoli le carte con il gatto

sulle ginocchia.

 

Mentre la nebbia

ti accarezza il sangue e la gola.

 

Senti il male semplice.

 

L’addio che ti strappa le vene.

 

 

 

L’inconsistenza delle mani

 

Traduci e disperdi la paura.

Disperdi lacrime e parole.

L’inconsistenza delle mani.

 

Ecco la notte

in cui il cuore

viene cancellato.

 

 

 

 

 

Gianluca Chierici è nato nel 1977 a Milano. È autore dei film brevi L’ultimo compleanno di Venere, pubblicato in Sguardi inquieti (Barbieri, 2003); Hystera, premio della giuria al Mystfest di Cattolica (Manyhands, 2008); OR, biennale dei giovani artisti del mediterraneo BJEM (La piccola fortuna, 2009); PickUp (ManyHands, 2010); Fiaba di Daina (Manyhands, 2012); Holy Mary (Short Film Club, 2014). Ha scritto e diretto la trilogia di lungometraggi indipendenti La crudeltà dell’angelo (Ex-Nihilo, 2004); Dannati (Ex-Nihilo, 2005); La chiave dei grandi misteri (La piccola fortuna, 2006). Ha pubblicato: Il libro del mattino (Acquaviva, 2005); L’eterno ritorno (Sentieri Meridiani, 2007 – Premio Castelpagano); La madre delle bambole (Tracce, 2008 – Premio Fondazione Caripe); Il nome del confine (Joker, 2009); La stirpe del mare (L’arcolaio, 2010); Hanno amore (Perdisa Pop, 2010); Il grido sepolto (Ladolfi, 2017); La storia di Layla e Yurkemi (Fara, 2018 – Opera vincitrice Faraexcelsior); Devi ancora inventare Euridice (Oedipus, 2019).