Archive for the ‘Abele Longo’ Category

Abele Longo

22 maggio 2015

Bad Dream

Sophia ha fatto un brutto sogno
Almeno così dice
mentre la porto nel nostro letto

E penso – la sento che mi spinge
con i piedi contro il bordo –
ai letti degli avi che ritagliano
un angolo d’intimità
per non svegliare i bambini

E li vedo – insonne –
salpare in un’estate di zanzare
zattere d’anime
sovraccariche d’amore

 

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Abele Longo

4 marzo 2014

disegno sophia - catdisegno della piccola Sophia Longo

Bad Dream

Sophia ha fatto un brutto sogno
Almeno così dice
mentre la porto nel nostro letto

E penso – la sento che mi spinge
con i piedi contro il bordo –
ai letti degli avi che ritagliano
un angolo d’intimità
per non svegliare i bambini

E li vedo – insonne –
salpare in un’estate di zanzare
zattere d’anime
sovraccariche d’amore

*

Mrs Parkinson

scorgo dal finestrino
un ciuffo di capelli in aria

o forse i crini di un archetto
scappati da un concerto

del resto Sophia ha scoperto la notte
dalla cappotta della macchina

e visto una volta Mrs Parkinson
sospesa su di un faggio

(inediti)

***

Stormy Weather

Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d’erba

vermi che si torcono
nella terra nuda
maciullati dall’insania
di piste fuori strada

belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia

nella penombra
della sua stanza
ogni goccia distilla
l’inverno che cade.

*
Sheepy

(La bambina gattona in cucina
la vede girare nella lavatrice:
Shee-pyyyyy!)

Parlava forte dei suoi pregiudizi
sulla categoria dei tassisti:
cerchi bene trattasi di una pecora
un po’ vispa dall’aria un po’ smarrita

come una visione l’uomo che getta
la pecora dall’alto di un burrone

mentre s’innervosisce al cellulare
la moglie fa notare che la piccola
l’aveva messa in una scatoletta,
doveva sembrare sospetta
la sua flemma nel lanciare l’allarme.

*

FINE MAGGIO

UN VENTICELLO CALDO
SEDUTO SULLA SABBIA
QUALCUNO CHE FA IL BAGNO
MIA FIGLIA CHE RINCORRE
GUARDANDOSI LE ORME
LO SPAZIO SCONFINATO
LO SCRIVO SU UN FOGLIETTO
LO SEGNO IN STAMPATELLO
SARÀ PER SEMPRE UN CALDO
GIORNO DI FINE MAGGIO
UN VENTICELLO CALDO
SEDUTA SULLA SABBIA
QUALCUNO CHE FA IL BAGNO
MIA FIGLIA CHE RINCORRE
GUARDANDO DELLE ORME
LE PIEGHE DEL PASSATO
LO SCRIVE SU UN FOGLIETTO
LO SEGNA IN STAMPATELLO
SARÀ PER SEMPRE UN CALDO
GIORNO DI FINE MAGGIO

(Da Reversibilità, Edizioni Accademia di Terra d’Otranto, 2012)

Abele Longo

Abele Longo

7 febbraio 2012

disegno di Sophia, la bimba di Abele.

Domande

Non sapeva il vecchio
quanto è triste un bambino
che non fa domande
e infastidito rispondeva
con un grugnito.

Cosa chiedeva il bambino? Non ricordo,
so solo che se ne stava zitto per ore
mentre gli altri giocavano a pallone.

*

Le cose di una vita

Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l’inverno dei tossici randagi.

La tenga bene signora è morta
qui mia madre sola di crepacuore.

Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.

Una delle due consolò l’altra.

Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.

*

Quando muore qualcuno

Quando muore qualcuno
c’è sempre tanta strada da fare
un sole pallido sulle lamiere
il traffico assordante che accompagna
i motti di spirito di qualcuno
che conosceva bene la buonanima

Fino a quando la macchina non imbocca
una stradina di campagna
e le ombre dei salici si stagliano
contro una luce cinerina
che tutto attutisce e spande uniforme

*
Demetra

Rimasta sola
una vedova va
consolata in famiglia
assicurano i medici
toccandole per questo
le carni ancora giovani

Come i potenti
si circondono di sensali
vuota speculare
immagine della cancrena
la trama leviga
una lastra scura

Ogni presentimento
uno squarcio già compiuto

*

Stormy Weather

Un temporale si abbatte
mentre sono in bicicletta
vuota la mente
sfiora a filo d’erba

vermi che si torcono
nella terra nuda
maciullati dall’insania
di piste fuori strada

belati di pecore
coprono lo schianto
a casa mia figlia
chiederà una storia

nella penombra
della sua stanza
ogni goccia distilla
l’inverno che cade.

Abele Longo – Inediti da Reversibilità (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto)

Curatore del sito Neobar

…………………………………………………………….

Le cose della vita: prendo a prestito il titolo di una delle poesie qui presentate, per delineare il mio percorso di lettura di questa poesia che sa quanto siano le “domande”, più che le risposte, a tessere il nostro stare, tanto più come “fanciullini”, al mondo.

-Che cosa è? – chiede infatti ripetutamente il bambino e noi gli consegniamo il nome come investitura e chiave dell’oggetto, aprendolo così al tutto come resto millenario, indistinto e stratificato delle cose.
Allo stesso modo, ogni singola poesia di Abele Longo pone “cose della vita”, domande, e nel farlo risponde, non perché questa poesia abbia le risposte o, perlomeno, non in quanto le abbia pronte, da restituire bellamente infiorettate in versi, né perché le vengano provvidenzialmente suggerite da una qualche bocca oracolare; non ha risposte, ma risponde, nel senso che cor-risponde, a se stessa e al lettore.
E lo fa restituendo vite, tracciate in componimenti solitamente brevi, sempre arguti, spesso messi in scena in medias res, già avviati, proprio come sono già avviate le esistenze al momento di essere trasposte nei versi (“Non sapeva il vecchio“, “Quando muore qualcuno”, …).

Sono componimenti brevi non per reticenza gratuita, ma in grazia di una parola intrisa di pudore e pietas, che, proprio per questo, assume un dettato asciutto ed essenziale, lasciando semmai al lettore il molto di inespresso o sottinteso.
Così, pure all’interno di un lessico e di una sintassi chiari, tale dettato risulta spesso ambiguo, di un’ambiguità originaria, ontologica, delle cose in sé, perché la poesia, mi pare suggerisca Abele con la sua scrittura, può dire nel modo e fin dove arriva il medium del dicibile, non oltre, o, al massimo, giungere fino al varco, al margine, in un pre-sentimento già avvenuto e tuttavia sempre riproposto e da riproporre: “Ogni presentimento /uno squarcio già compiuto”.

Ogni singolo testo dunque è un fotogramma, un pezzo piccolo di esistenza a filmare in una specie di sineddoche, se non il tutto, almeno il tutto che è necessario raccontare, laddove necessario contiene sia l’impellenza del fissare l’ispirazione poetica, sia la responsabilità delle parole nei confronti delle cose che le parole stesse vanno a configurare.

“A casa mia figlia / chiederà una storia”, scrive nella poesia “Stormy Weather”, e questa richiesta, non a caso dopo-dentro un tempo tempestoso, sale dal calore familiare a domandare per sé e per la communitas, ancora una volta, il munus della parola: una/la storia, quella che “ogni goccia” di noi “distilla”, anche in barba o in virtù dell’”inverno che cade” come un sipario o come la neve.

Margherita Ealla