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Maria Carmen Lama

11 novembre 2016

Carmen Lama

 

 

È poeta soltanto
                         
                         
Non tutte le ciambelle
riescono col buco:
in questo brutto detto
c’è un po’ di verità
come quando si dice:
Non ogni parto buono
genera figli sani.

Così il poeta
non se ne faccia un cruccio
se mentre viaggia dentro le parole
ne trova alcune sfatte,
sfiorite, sfarinate
e non crea poesia,
ma acerbo frutto.
Se ha sabbia tra le dita
può scegliere – se vuole:
lasciarla scivolare
e tornare al suo nulla
o, bagnandola,
farne effimero castello.

Con le parole il gioco
è ancora più complesso.
Quando il poeta crede
d’averne colto un senso
stabile, duraturo, forse eterno,
la cosa significata
è già cambiata.

Lo sa il poeta
che si muove spesso
su una sottile linea di confine?
Viaggia tra il nulla
che vuole esser cosa
e l’essere che ricade già nel nulla.

È poeta soltanto
quel demiurgo
che in un baluginio
raccoglie un mondo,
che vive come in bilico,
sospeso, per afferrare
le parole in volo,
ma che sa anche
e sente chiaramente,
nell’oscillante gioco
dell’approssimazione,
il suo continuo rischio
di caduta.

Ma fino a che lo sosterrà
uno sguardo poetico sul mondo,
la sua ricerca non avrà mai fine,
perché in poesia non c’è una meta.

                                                                              

Dolceamaro

Negli occhi il mare
in lacrime di gioia

il cuore si riempie
si gonfia come un’onda

e mi sazia quest’immenso
dolceamaro.

 

 

Il silenzio, talvolta
Il silenzio, talvolta,
è un gravitare di parole
nel vento della sera,
un accendere fuochi a precipizio,
cauterio di ferite
che più sono invisibili
più bruciano
lasciando riverberi
in cieli di smeraldo.

 

 

Si sta

Si sta
come d’estate
le barche a Giethoorn!

 

 

Piegheremmo anche in quattro
Piegheremmo anche in quattro
tante risate vere
quelle che ci ri_piegano sui fianchi
e ci tolgono il fiato
(o vuoi il respiro?)
mentre parliamo dell’infantilismo
di certi raccontini per bambini
che nemmeno i bambini….!

E dire che ci siamo divertite
alle pareti della nostra casa
non serve -già!-
ché anche le pareti ridevano
e ridevano e ridevano
ché a memoria conoscono i ritratti
delle luci
ma più ancora del buio
de_(lle)_menti

_

                        

__________________________

                               

                            

Dedicate a un’amica
                                   

                                       

Se non ci fosse l’aria
e il tuo respiro
se il tempo fosse immobile
se non avesse voce il vento
se uno spazio minuto
non accogliesse
il pianto e il riso
di un’anima bambina –

o… se non ci fosse …

dove starebbe il senso
d’ogni cosa?
                                   
                          

Fiammeggia

Fiammeggia metà_fisica dei quanti
e c’è chi padroneggia infinitesimi
dei tanti dentro un vortice che ondeggia
ed è subito sera che dardeggia

inaspriranno i cirimolli acquatici
nel bel mezzo d’anseriformi asfittici
                       
                            
                            
Per dipanare enigmi
                       

Come s’appoggia ad una balaustra
una malinconia oppure un pianto
così ci affacciavamo su un sentiero
che portava soltanto verso il nulla
e ci scommettevamo una visiera
di cappellino, d’aria e di minuti,
che saremmo arrivati in men che niente

non sapevamo dove, e tuttavia
si muovevano i piedi, non il corpo,
e annaspavamo intorno a un labirinto
che ci riproponeva un filo e Arianna
e un maxitauro vestito d’amaranto

e il labirinto non aveva vie, soltanto
un’apertura chiusa in alto, per sorvolare
intimamente un sogno
e rifare a memoria
indizi di memoria

è che a volte dal nulla nasce cosa
che mai t’aspetteresti e non comprendi
ma qualche cosa è lì che affiora piano
dal labirinto della tua memoria
o dai sentieri inviolabili
del nulla
per dipanare enigmi
sospesi sugli abissi più profondi
                                     
                             
                             

Palpiti in superficie
                                
                               
Palpiti in superficie a punta-spilli
allineati desideri e sogni

– ma di che? ma di chi?-

tempura al ristorante au trompe l’oeil
come un incartamento di destino
– o fosse il tempo che sempre m’inganna? –

Appare un mondo che non riconosci
e il ciglio è doppio sulla carreggiata.

Ma al fondo al fondo cosa vedi, amica?

Non ho mai scandagliato, veramente…
– fosse paura o eccessivo fermento
o distrazione o tormento!? benché… –

Se penso a quell’immagine che penso
mi turba un po’ sapermi stereoscopica
anima, mente e…
chissà se anche il corpo!?

Oh, taci, taci! E ascolta il tempo, ascolta.
Fluisce nelle vene e disincanta
e ancora inganna. Ma sarà per poco.

Se guardi nel profondo, con amore,
quell’essere scoperto ti sorprende
e palpiti discendono
discendono…
sussulti all’unisono si fondono
onde increspano superficie e fondo
lo sguardo che si staglia sullo sfondo
e di dolcezza investe il tuo domani.

 

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Maria Carmen Lama

24 settembre 2016

Carmen Lama

 

 

Lara’s Theme
***
[A volte il tempo ha di queste stasi
e concede una pausa ai suoi respiri
ne trattiene prima uno
poi un altro
ad intervalli quasi regolari]

Insieme rivedevano
la casa dei loro sogni
che il gelo aveva reso una spelonca
con stalattiti e stalagmiti
al posto della polvere
e il fascino sfiorava la bellezza

poi arrivò una carrozza
coi cavalli infreddoliti
gliela portarono via
e lui rimase a guardare
quella bianca distesa di silenzio

Dove sarebbe andata? e sarebbe mai tornata?

rientrò ruppe un vetro a una finestra
e dal freddo oblò guardava
lei si voltava lui spingeva lo sguardo
fino all’ultimo orizzonte
infine la sua vita era solo quel puntino
che più s’allontanava
più s’imprimeva a fondo nel suo cuore
e vezzeggiava l’anima

(ma null’altro rimane che il ricordo
di quella scena in cui due solitudini
sempre più s’avvicinano
nella loro forzata lontananza)

e lui stava a guardare
quella bianca distesa di silenzio
dove appuntava tutti i suoi ricordi
e lei era presente più che mai

A volte il tempo ha di queste stasi
e concede una pausa ai suoi respiri
ne trattiene prima uno
poi un altro
ad intervalli quasi regolari

E poi
basta l’attesa solamente
a fare dei ricordi
i nuovi desideri […]

 

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Maria Carmen Lama

21 febbraio 2015

 Carmen Lama

 

All’incipit del tempo
Venuta al mondo un mattino a novembre
non più silenzio non ancora voce
non più nel buio non ancora luce
dall’informe a uno slancio del pensiero
dal puro nulla all’incipit del tempo

freccia scagliata nell’eternità
                                                
                                            
Sangue blu
Tu che non consoci il mio paese
non puoi decriptare
il codice del mio DNA
e non potrai capire
perché nelle mie vene
circola acqua di mare –

                                           

Lontano
Lontano
come per un timore quasi sacro
come per una scelta ragionata
tanto da sentirne la retorica
convulsa, arrampicata sugli specchi
d’un’attiva indolenza quasi magica

Lontano tanto
da sentire un dolore sulle tempie
un dolore perfetto e persistente
per la forte pressione
del silenzio

                                                 

Al Morteratsch
mi distrae una nuvola, si sfrangia,
inverte la visione, mi confonde
stavo vedendo un’orsa, quasi il carro minore,
e sotto gli occhi mi diventa un fiore
poi mi sparisce sotto un lungo ponte
ed entra in una specie di castello dei sogni
con tanto di torretta e intorno un lago

e non so più chi sono

so solamente che la distrazione
ha preso il sopravvento
e mi ritrovo accanto ai miei due cieli,
in una terra straniera, al Morteratsch

                                                       

Valore dell’incondizionato
Un gesto non riconosciuto si contrae
si dibatte si astrae
si ritrae
retroflette il suo corso
ne arresta il flusso
soggiace a condizioni.

Uno sguardo agonizza dentro gli occhi.

Altro
sarebbe stata la sua morte
– forse rinascita o sublime suggestione –
se solo fosse stato divelto
l’astro che congiungeva
– disgiungendoli – i gesti.

Una parola viva
 – questo soltanto –
è ammainata dentro il suo rimpianto.

                                            

Iterativo causale
Da quella volta che esplosero istanti
e che i pensieri mi ferì una scheggia
mi rimbomba nell’anima
                                    un dolore.

Nessuno e niente – mai –
può cancellare
qualsiasi cosa sia tra noi
                                    accaduta.

In_corsa nei circuiti neuronali,
esisterà per sempre tra i ricordi
ripiomberà improvvisa
                                  dentro i sogni.

Non senti come s’amplia
ancora l’eco
nello spazio
nel tempo
in un destino?

E cambiano in tal modo
gli equilibri
al moto di vettori deliranti.

Attoniti si resta
appesi al nulla.

 

Negli universi paralleli

***
Come al gatto di Erwin Schrödinger
ti riconosco la facoltà d’essere
presente e assente contemporaneamente
o viceversa
nella tua assenza più presente che mai.

Ci sei e non ci sei – ma pure
se non ci sei – ci sei

Fluttui nell’aria dove la tua forma
altera brevemente spazio e tempo
così rendi invisibile il visibile
e viceversa
vuoti l’uno nell’altro
e a sua volta nell’uno versi l’altro.

Nell’acqua dello specchio in superficie
trema il tuo volto con espressione incerta…

… sei il gatto della favola o chi sei???

Negli universi paralleli tutto è possibile –

 

 

M. Carmen Lama è nata in provincia di Messina ed è vissuta a Capo d’Orlando fino all’età di vent’anni.

Nel 1970 si è trasferita per lavoro a Milano, dove si è laureata in Filosofia, e dal ’77 vive in provincia di Lecco. 

Ha svolto attività di insegnamento e poi di Dirigente scolastica in Istituti comprensivi e al Liceo Artistico lecchese.

Ha tenuto corsi di formazione per docenti e genitori ed ha pubblicato articoli di carattere pedagogico e culturale su riviste professionali per docenti e dirigenti, con gli editori Maggioli, Fabbri, Edizioni Didattiche Gulliver.

Ha prevalenti interessi letterari e in ambito filosofico e psicologico.

Scrive recensioni, che pubblica su diversi siti web, relative a testi di vario genere e a libri di poesie.

Scrive anche poesie ed ama approfondire la conoscenza delle produzioni poetiche dei grandi del passato e  del mondo poetico attuale.

Con l’Editore Aletti ha pubblicato la silloge “Prigioniere del silenzio” e il Saggio “Verso la poesia alla ricerca di senso” (disponibili anche in e-book).

Suoi scritti sono pubblicati su diversi siti web, e sue poesie anche in alcune antologie poetiche.

 

Molte delle sue poesie si fondano su suggestioni elaborate a seguito di letture di vario genere e di saggi filosofici e psicologici, visione di film, conoscenza di fatti di cronaca.

Le poesie più personali si fondano verosimilmente su ricordi, esperienze ed emozioni profonde.