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Marzia Alunni

5 febbraio 2016

SAHEL

Berbera è la notte
ai limiti estremi del Sahel
e il piatto orizzonte allude
ad una morte viola.
Glabre le dune,
s’abbarbicano
invisibili orme di vita
ed orientarsi è dubbio,
meglio restare indefinitamente
davanti al cielo stellato.

 

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Marzia Alunni

22 maggio 2012

Figlia di Maria Grazia Lenisa, poetessa nota e celebrata, di spiccata personalità e di precise scelte tematiche e contenutistiche, fortemente materica e sensuale, non dev’essere stato semplice imboccare per la figlia la stessa strada della poesia; sul suo capo , oltre alla grande competenza , si stagliava un’ombra da coltivare e di trapassare per potersi permettere una voce propria. Marzia Alunni ha dovuto recidere il cordone che l’ha avvinta alla madre , di cui però non ha mai smesso di promuoverne la conoscenza e la memoria; all’atto compiuto ha messo mano alla sua voce, al suo canto, all’unicità dei suo attraversare la luce e l’ombra, la vita e gli eventi.

La poesia può tutto perché è polisemica, perche non comunica solo con lemmi , ma con silenzi, spazi bianchi, omissioni, discrasie: il messaggio è veicolato da una tale molteplicità di attanti da farsi unico e irripetibile. Ovviamente, se parliamo di poesia.

La Alunni ha pubblicato poco, un libro “ Il Semacosmo” e poesie sparse qua e là in riviste.

Mi piace affrontare l’analisi di questa voce dal titolo del libro, che mai è ininfluente, anzi, e specie in questo caso, sostengo che è sintesi , punto di partenza, meta e percorso delle poesie. “Semacosmo” è il cosmo , vorrei dire l’universo, che si fa, anzi è, portatore di senso , che ha significati in semi e germogli, in piante e pianti, in silenzi e nel rumore.

Una notte stellata comunica come sa farlo una notte che sia priva di stelle e rannuvolata, ciascuna ha un suo messaggio, ciascuna ha un suo sguardo per coglierla e darne voce.

Scoperto il filo rosso che la poetessa segue non ci stupiamo che il deserto alluda “ad una morte viola”. Ci resta da chiederci che cosa si intenda per morte viola; il colore è una visione interiore in questo caso, che però allude ad una situazione oggettiva: la notte nel deserto non è nera, temibile, ma viola, d’attesa e forse un po’ penitenziale. Per questo , per la sicurezza che infonde, è meglio fissarsi su un cielo stellato.

La fragilità e la pochezza della mente umana ha bisogno di aggrapparsi a fissità, a ciò che pare immutabile, che permane oltre la nostra sosta terrena: astri e galassie, leggi naturali, la fisica, la chimica. la regolazione della materia, vivente e non,… eppure anche questo non basta perché siamo torturati dal dubbio e la nostra stessa fragile natura ci fa dubitare di quanto scoperto e manifesta altri bisogni come  una fame disperata di amore.

La poetessa sta dentro una battaglia fra l’infinito ( e il persistere del dubbio) e la finitezza della visione che sa cogliere bagliori e incanti, minutaglie dell’esistere “ Poi sereno fluttuò il polline / per conquistare l’estrema sponda / al passaggio di sciami ronzanti/ su argentei ricami d’aracne”

Non possiamo non apprezzare l’estrema precisione di questa descrizione che vorrebbe collocarci in uno stato di sicurezza … e… invece … le parole  confondono e frastornano, meglio proiettarsi oltre la concretezza della visione in regione di un’oltranza che pure esisterà , da qualche parte.

La poesia dell’Alunni mi pare si collochi tutta sulla borderline fra l’essere e l’esistere, la luce che imbeve le estasi , gli austri , l’assoluto dei neutrini e i crepuscoli che pure hanno una loro dolcezza, che celano un sogno , che mascherano una tenerezza: “ srotolano dimensioni attorte/ il raggio di una stella buia.”. L’ultimo verso ha una esuberanza semantica colma di  una grazia solenne , vibrante eppure in-certa.

La poesia di Marzia non sposa nessun canone , eppure sta tutta nel canone contemporaneo  ( a partire dall’ultimo decennio del Novecento) e ne esalta tutta la ricchezza lessicale, le proprietà di chiamare a sé una massa di dicibile, concreto e in-concreto, cioè meditato, perseguito col lumicino di una ragione che non vuole celarsi ma esplicita, sottintende, provoca. per una poesia matura, paziente e “vera”

Narda Fattori

Da “IL SEMACOSMO” – Bastogi, aprile 2002-

SAHEL

Berbera è la notte
ai limiti estremi del Sahel
e il piatto orizzonte allude
ad una morte viola.
Glabre le dune,
s’abbarbicano
invisibili orme di vita
ed orientarsi è dubbio,
meglio restare indefinitamente
davanti al cielo stellato.

LA RICERCA DEFINITORIA

Indefinibili distanze
che esaltano
la ciclicità degli astri,
concentrica,
anipotetica grazia.
Così è un bisbigliare,
un gettar ponti,
definizioni che traccino segni
sulla sabbia,
presto scomposta
e si ritrae ogni discorso,
restano
i postulati del dubbio:
dare e ricevere amore,
come ragione,
in una fame
disperata di tutto.

L’ISPIRAZIONE

E’ folle la girandola dei colori,
mille suoni di stelle
giungono
dall’assoluto in grido
e presto sfoglia la rosa.
Potesse essere vento boreale
quest’onda
che trascina via i deserti
artici e i ghiacciai
sommersi,
forse bruciati solo
dall’oro vivo dello sguardo
antico e infido.

Dalla silloge inedita: “Tutto è di là dal Tempo”

MIGRAZIONI

L’isola dimenticata della luce
che, sola, conoscono i cormorani
sorgeva,
improvviso miraggio di scogliere,
sul crinale del sogno,
un fato di polvere e d’aria.

Poi sereno fluttuò il polline
per conquistare l’estrema sponda
al passaggio di sciami ronzanti
su argentei ricami d’aracne.

Vennero, migrando, per nidificare,
tra le madrepore mille versi
a confondere,
ma l’incanto del volo prevalse,
come un protendersi d’anime
intrepide, librate verso l’Oltre.

CASCATE DI GELO

E’ l’acre vento dei ghiacciai
a chiudere
d’amore ogni ricerca
quando la trasparenza
di cascate immobili
scende e i flutti assistono
ad inenarrabili cadute.
D’intorno è fuga di gabbiani
e pause d’assoluto nella tregua,
i desideri inesplorati restano
e poco, o nulla, va perduto,
attendendo
il corso rarefatto di millenni.

STRINGHE

Ha spazio la vittoria della luce,
estasi di crepuscoli perenni
in attesa della nova nascente.
La doppia falce, che occhieggia
sulle plaghe disperse, sul nulla
è un silenzio nudo per immagini.
E mari, e onde ancora …sconvolgenti,
nella quiete d’oceani di fuoco,
dal registro forte, impavido,
muove l’attesa sognante.
Al pieno soffio degli atomi
detta l’assoluto storie di neutrini
ad un cosmo ebbro d’astri
e srotola dimensioni attorte
il raggio di una stella buia.

Marzia Alunni è nata a Brindisi nel 1962; si è laureata in filosofia all’Università di Perugia nel 1988 con una tesi su Aelredo di Rievaux, destando la curiosità del Prof. Cornelio Fabro.   Fin dall’adolescenza è stata iniziata all’amore per la poesia da sua madre, Maria Grazia Lenisa.   Successivamente ha pubblicato su riviste quali, ad esempio, Prometeo, Arte Stampa, sul Notiziario della Bastogi e su Punto d’incontro, I Fiori del male, Vernice e Arenaria.   Ha scritto un libro di poesie nel 2002, intitolato Il Semacosmo, con la prefazione di Giorgio Barberi Squarotti e l’introduzione di Davide Puccini.  Ha un nuovo libro inedito dal quale sono stati pubblicati alcuni testi su blog,  riviste e social network.

Si é interessata di vari autori storicizzati per recensioni e studi, menzioniamo i lavori sui saggi di Eraldo Garello, sulle poesie di Corrado Calabrò ed intorno agli aforismi di Domenico Cara. Insegna, già da alcuni anni, italiano nella scuole medie e superiori della città in cui risiede: Terni. Dopo la morte della madre ne diffonde le opere e ne cura la memoria con varie iniziative di critica e poesia.  E’ curatrice del blog di letteratura e culturale  http://marzialunni.blogspot.com/ , suoi testi sono apparsi in altri siti, in particolare sui blog LPELS e Poetarum Silva. E’ tra i collaboratori del sito www.literary.it con le sue recensioni.