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Luciana Riommi

19 gennaio 2018

riproposte

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luciana riommi

 

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Luciana Riommi

18 marzo 2014
                                                                                                  
luciana riommi
                                                                                             
                                                                                                   

(foto del elaborazione di luciana riommi)
(foto ed elaborazione di luciana riommi)

                                          

                                                                                  

da quanti giorni

dice che senza invito
o cenno della mano
– senza pretendere che sia
[e non è]
voce di controcanto –
parlerà
d’originaria autonomia
a figurarsi il mare come è

ma ormai da quanti giorni
notte [alla cieca] naviga l’assenza ?

                                   

                                        

 

http://lallaerre.files.wordpress.com/2013/08/dscn5235-2-bis.jpg
(foto di luciana riommi)

                                                       

                                                   

 

nell’assolato mormorio del grano

troppo angusto lo spazio di manovra
nella sfinita assenza
di sostare
al tempo degli ulivi
senza che una parola
dia l’unzione
all’ingranaggio della fonazione

          come intonati – a volte – 
a una segreta assuefazione
rumori di preghiera
versi d’amore
e pena d’abbandono
e seduzione  – sempre – 
la passione
a trascinarsi  – stracci alla deriva –
verso gli stessi dèi
che hanno lasciato il campo
increduli all’idea

e tuttavia alla morte
già digrigna i denti
– nell’assolato mormorio del grano

                           

                                                 

(foto ed elabotazione di luciana riommi)
(foto ed elaborazione di luciana riommi)

                             

                        

Con vista

I.
con la violenza di una corrente d’aria
quel pensiero fatto all’indomani
dell’apertura – assurdamente larga –
di queste mie prigioni :

senza profondità di campo
è fotogramma piatto

II.
questo silenzio
tra diaframma e sterno

e gli occhi bassi alla profondità

                                        

                               

video di Luciana Riommi

Luciana Riommi

7 dicembre 2012

Luciana in poltrona

 Essere stanziali su uno scoglio

Le poesie della Riommi si caratterizzano per una forte contrattura sull’ossimoro: il titolo di queste poche riflessioni è un verso che ha in sé la solitudine e l’errabondo stare dello scoglio con la fissità che rassicura abbarbicati su di esso, sicurezza che trasmuta in fissità, immobilismo, quando la vita è sempre movimento, spostamento, ricollocazione.
La natura umana è erratica, ondivaga, contraddittoria e, contemporaneamente necessitata alla stasi, al riposo, al nido, alla sicurezza. Tale duplicità ossimorica della natura umana (e della poetessa) è anche nel riconoscersi “anfibia”, di aria e di acqua e extracomunitaria, straniera in cerca di un’altra comunità ma conscia dei rischio, dei dolori, degli abbandoni: vuole giungere al porto che rassicura e quindi toglie gli ostacoli alla chiglia della barca che la trasmigra. E lo stupore ospita la consapevolezza insana che mettiamo fra le persone tanta distanza, tanto mare. E siamo della stessa terra, abbiamo ombre che sono somiglianti: “ … parlavo di terra ferma : /in rotta di deriva”
Dunque l’andare procede senza meta, ha come scopo e meta il suo stesso viaggio così come è spesso, forse sempre; e tuttavia sentire le distanze crea malessere e disagio, solidifica solitudini.
La poetessa censisce altre forme di straniamento, meglio, di estraneità: l’extracomunitaria non diversa dall’homeless, anch’egli senza casa, senza un porto:
“ coagulo precario/ tra pareti di tempo e falle di memoria.”,
“passo attraverso i muri come niente,/insostanziale / irrilevante”
Descrive l’homeless la Riommi ed usa la prima persona in una identificazione che prima che fisica è psichica; e non le appartiene, anzi ci chiama tutti in complici partecipanti attivi.
L’elenco dei fallimenti o delle fallacità è lungo ancora, così sia balbuzienti, incapaci di un discorso che tutti ci comprenda e muta (avevo già parlato di ossimori?), per noi è
assistere l’affanno della muta
mentre è sospeso il tempo
che non ha figura
prima che voli via un pensiero
Presagire, dunque, rimanere, non prendere distanze, lasciare che il pensiero sosti sulla linea borderline fra chi sa e chi nulla dice.
Usa l’altro (l’extracomunitaria – la muta – l’homeless -…) per dirci di sé non per pietosa vicinanza ma per condivisione di destino.
Non si risparmia né ci risparmia la Riommi: con nude – concrete verità sollevate con l’asta della metafora costruisce la sua poesia, diretta, dolente e dura, protesa ai nostri occhi con un dettato
non ricercato, piano, quasi quotidiano e non privo di armonia anche se è bandita ogni traccia di gioco retorico. Niente e nessuno ci può sollevare da questa triste condizione: se traslochiamo ci portiamo dietro i pesi e nuovamente siamo incapaci di figurarci l’insieme, la totale armonia:
“dolore fondo:
nel disumano estraneo d’altro mondo”

Credo che questi versi, che chiudono la breve silloge, siano più esplicativi di quanto io potessi dirne.

Narda Fattori

.

Al confine d’acqua

al confine d’acqua: anfibia
e prua avventata
al ritmo degli scalmi
su rotte perdute di quartiere
e già mi manca l’aria

extra-comunitaria
io che non porto scarpe
sotto i piedi
provo a scansare
ostacoli alla chiglia

e le falesie
di cemento a picco
popolate da eserciti in congedo
senza commiato
dall’inutilità :

essere stanziali su uno scoglio

.

terra ferma

d’altro canto
non saprei come inoltrare
la risposta
a lettera di anonimo
spedita da oltremare :
chiede ragione
di così tanta acqua tra le sponde

mentre riversa oceani di stupore
sull’incredulità

parlavo di terra ferma :
in rotta di deriva

.

homeless

passo attraverso i muri come niente,
insostanziale
irrilevante
coagulo precario
tra pareti di tempo e falle di memoria

incondonabile l’abuso
di sbriciolare tracce segni cose
lineamenti
dove specchiarsi
e poter dire : sembra la mia storia

.
.
balbuziente

appesa a una gruccia nell’armadio
sgualcita cantilena mette punti
per ricucire trame
di un impensato originario ordito
come esercizio di logopedia:
è balbuziente l’anima smarrita

.

la muta

eppure ci sarà dove restare
– se mai desiderio di una sosta –
e rintanarsi ad aspettare
quando verrà premura

né rotta né deriva
né scia di correnti calcolate:
l’attesa che un riflesso
cambi pelle

assistere l’affanno della muta
mentre è sospeso il tempo
che non ha figura
prima che voli via un pensiero

.

ho traslocato

ho traslocato l’anima in esilio
e i sassi
che mi porto dietro:
da ripetuti danni
macerie
già destinate alla disattenzione

come per ricomporre:

l’inventario
mette in cornice pezzi di memoria
strappi nella trama
ed autoinganni.
disadattata più di quanto basta
lucida a specchio
sembianze d’irrealtà
dolore fondo:
nel disumano estraneo d’altro mondo

.
Luciana Riommi è nata nel 1945 a Roma, dove risiede.
È psicologa e psicoterapeuta di formazione junghiana, è membro del «Laboratorio Analitico delle Immagini» che studia l’applicazione clinica del «Gioco della Sabbia» con adulti e bambini.
Per diversi anni ha fatto parte del Comitato di Redazione della Rivista di Psicologia Analitica.
Dal 1978 traduce dall’inglese e dal francese opere psicoanalitiche per diverse case editrici (Astrolabio, Boringhieri, Bruno Mondadori, Clueb, Liguori).
Appassionata da sempre di letteratura, musica e arti visive, in anni recenti ha approfondito il suo interesse per la poesia.

Ha pubblicato:

«Analisi e tempo», in Rivista di Psicologia Analitica, n. 40/1989.
«La tecnica junghiana», con Marcello Pignatelli, in Trattato di Psicologia Analitica, vol. 2, UTET, 1992.
«Joseph Roth e l’anima che muore», con Giovanni Baldaccini, in Rivista di Psicologia Analitica, nuova serie n. 7/1999.
«Un’ombra» (racconto breve), in AA.VV., Quel giorno in un attimo, Giulio Perrone Editore, 2011.
«Il deserto dei libri», in Rivista Fermenti, n. 238/2012.

blog: http://lallaerre.wordpress.com/